Chi siamo

L’Associazione Carcere e Territorio nasce nel 1997 da un’idea del compianto Dott. Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza a Brescia, appena collocatosi a riposo.

Il progetto statutario di Act si pone come finalità generale quella di intervenire rispetto ai percorsi di inclusione di persone in esecuzione penale.

Riteniamo infatti che la comunità locale possa favorire un allontanamento dalle reti di relazione legate al reato (che in carcere permangono e anzi spesso si creano e/o consolidano) e un inserimento in reti di relazioni legati a differenti valori (legati agli ambiti affettivi, lavorativi, ricreativi, ecc.) con un conseguente aumento delle opportunità di inserimento sociale e di costruzione di percorsi di autonomia per la persona, dando attuazione al principio sancito dall’art.27 della Costituzione riguardante il fine rieducativo della pena. Crediamo fortemente che ciò favorisca una riduzione delle possibilità di recidiva e quindi un aumento della sicurezza collettiva.

ACT svolge un ruolo di coordinamento tra diverse associazioni che operano con diverse vocazioni e funzioni nel sistema della giustizia.

L’associazione è governata da un consiglio composto da 9 persone e da numerosi volontari che si occupano delle varie attività. Il Consiglio rappresenta le varie realtà che collaborano con Act; si riunisce una volta al mese per monitorare l’andamento dei progetti, proporne di nuovi e gestire l’intera attività di ACT. Il nostro intervento, in particolare, si svolge su due livelli:

• Con i soggetti in esecuzione penale infra ed extra muraria. Agendo sui bisogni consapevoli ed inconsapevoli legati alle difficili condizioni di detenzione, sviluppando capacità di gestione della propria vita. Essendo spesso soli, non informati,non sapendo come muoversi.

• Con il territorio. Avvicinando il territorio ad una idea costruttiva ed innovativa della pena detentiva e delle misure alternative, realizzabili appieno solo congiuntamente alla collettività che può fornire gli interventi e gli strumenti necessari, oltre che il necessario supporto concettuale.

Attualmente gestiamo uno “sportello di segreteria” aperto 5 mattine, un progetto di “housing sociale” rivolto a persone in esecuzione penale o ai loro famigliari; un progetto riguardante la tutela e il recupero della funzione genitoriale delle persone detenute; interveniamo sulla formazione scolastica e universitaria realizzata attraverso la promozione del primo polo universitario della Lombardia; promuoviamo attività culturali di vario livello e genere ed attività sportive (mediante l’UISP), abbiamo organizzato una redazione interna ed esterna per la realizzazione del giornale “Zona 508”; abbiamo attivato un progetto di educazione alla legalità nelle scuole superiori della Provincia attraverso il quale tentiamo di sensibilizzare il mondo didattico ai problemi del reinserimento sociale dei condannati; abbiamo realizzato un progetto di mediazione culturale per le esigenze della popolazione straniera ristretta; curiamo con l’area trattamentale degli Istituti penali di Brescia la gestione del servizio accoglienza per i soggetti nuovi giunti in carcere; collaboriamo con i volontari del Volca, con gli operatori del SERT, con la Magistratura di Sorveglianza, con la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Brescia, con gli Agenti di Rete, con l’UEPE , con l’Assessorato alla sicurezza del Comune di Brescia e con il Centro Servizi per il Volontariato di Brescia. Altri progetti realizzati riguardano la formazione iniziale e quella continuativa per i volontari penitenziari.

Lo spirito che ci anima è la volontà di creare un ponte tra il carcere e il territorio, per far sì che la popolazione esterna non ignori la situazione delle persone in esecuzione penale e che i detenuti non rimangano completamente emarginati, motivo a causa del quale, una volta usciti, potrebbero commettere nuovi reati. In questo senso il nostro sforzo si indirizza con particolare fervore verso percorsi di “giustizia ripartiva” affinché anche le vittime di reato e la Comunità intera possano trovare, nei percorsi di riabilitazione individuale, la opportuna tutela delle loro giuste, ma spesso non riconosciute, esigenze. In questa cornice abbiamo promosso il coinvolgimento del terzo settore, al fine di individuare diverse realtà del mondo associativo presso cui avviare formali progetti di misure sostitutive e risocializzative, sia laddove esse vengano disposte normativamente sia dove concretizzino una esperienza di impegno volontario e riparativo autonomamente scelta dal condannato.

Nel Dicembre 2009 ACT Onlus ha vinto il premio “Bulloni” istituito del Comune di Brescia.

Dal luglio 2015 ha acquisito lo special consultative status presso l'ECOSOC della Nazioni Unite